COME RIAPRIRE IL CANTIERE

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Ripresa dei cantieri e aspettative dell’esecutore
Ufficialmente dal 4 maggio u.s., molte imprese, impegnate negli appalti pubblici, hanno potuto riavviare i lavori nel rigoroso rispetto delle prescrizioni dettate a tutela della salute di ogni maestranza a seguito del Covid-19.

Ma vediamo quali sono gli aspetti e operativi e soprattutto giuridici che sono coinvolti nel momento del riavvio del cantiere.

Fermo restando che è stato, preliminarmente, richiesto alle imprese l’aggiornamento del POS ( Piano operativo sicurezza ) a seguito dell’aggiornamento del PSC ( Piano di sicurezza e coordinamento ) da parte del Coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione e la previsione per i Cantieri, con oltre 250 occupati, di assicurare un presidio sanitario; entriamo del merito con riferimento al quadro normativo che la straordinaria situazione sanitaria ha imposto.

La domanda cui si tenterà di dare una risposta plausibile e che molti operatori economici si pongono è la seguente: al momento della ripresa ci sono possibilità di ottenere una sorta di indennizzo a fronte del fermo-lavori imposto a seguito della pandemia?

Analizziamo quindi il quadro normativo; l’art.91 del Decreto c.d. “Cura-Italia ( D.L. 17 marzo n.81/2020 ) ha previsto l’erogazione dell’anticipazione anche in caso di consegna anticipata, cioè di consegna dei lavori antecedente alla sottoscrizione del contratto, come misura di sostegno.

Sulla scorta di detta disposizione, alcuni importanti S.A. ( vedi Anas ) hanno elaborato una sorta di Linee-guida a valersi ovviamente nello specifico ambito operativo che preveda, appunto come “estensione” dell’art. 91, la possibilità di pagare all’impresa, anche in deroga alle previsioni cristallizzate negli atti contrattuali, l’ammontare dei lavori eseguiti sino alla data di sospensione.

Sicchè, per esempio, ove il Capitolato avesse previsto l’emissione del SAL ( Stato-avanzamento-lavori ) al raggiungimento di €.100.000,00 di produzione e ove, invece, la produzione raggiunta alla data di sospensione fosse stata inferiore, sarebbe possibile procedere alla redazione del S.a.l con corrispondente pagamento dei lavori eseguiti

La modifica che consentirebbe all’impresa di vedersi corrisposto un pagamento, sia pure per importi inferiori rispetto alle condizioni considerate per la emissione del S.a.l, sarebbe inquadrabile nell’art. 106 del Codice dei contratti come disciplinato dal D.lgs n. 50/2016 e s.m.

L’art. 106. “in parola” prevede che, allorchè si verificano circostanze impreviste ed imprevedibili ( come quella legata al Covid-19 ) sono ammesse modifiche che non comportano maggiori costi per la stazione appaltante; l’anticipazione dei S.a.l rientrerebbe nel novero delle modifiche stante che non comporterebbe un aggravio per la S.A. spostando solo temporalmente un onere comunque dovuto.

Fin qui ( come direbbero i ns. Padri Latini ) “Nulla Questio” ma la domanda rimane: può l’impresa, al momento della ripresa-lavori, avanzare ed ottenere una sorta di indennizzo a fronte, di costi improduttivi sostenuti e collegati, per esempio, al costo del nolo-ponteggio prestato da altri ?

Il “Cura Italia” e comunque tutti i Provvedimenti emergenziali circoscrivono il disagio economico subito dalle imprese, per il periodo di fermo-lavori, alla sola anticipazione contrattuale nei casi di consegna sotto riserva di legge ed a tutto concedere, previo ricorso all’art. 106 del Codice appalti, alla modifica delle modalità temporali del S.a.l; ma nulla più.

Sostanzialmente, ed è questo la “ratio” delle norme ( di contenimento ) adottate, l’esecutore non può ritenersi inadempiente ai sensi dell’art. 1218 cod. civ. rispetto le obbligazioni a suo carico verso il Committente il quale non potrebbe applicare, a sua volta, alcuna penale contro lo stesso riconoscendogli o l’anticipazione, in caso di consegna anticipata, ovvero la rimodulazione dei S.a.l.; si determinerebbe una sorta di “paracadute” per entrambe le parti ( esecutore e committente ).

I principi regolatori del Codice civile applicabili anche ai contratti di appalti pubblici, stante il richiamo operato dall’art. 30 del Codice dei contratti pubblici, individua sostanzialmente due fattispecie laddove cause “impreviste ed imprevedibili” finiscono per alterare l’equilibrio contrattuale a danno di una parte ( il c.d. “sinallagma contrattuale” )

L’art. 1467 del cod. civ. prevede che nei contratti ad esecuzione continuata o periodica ( c.d. contratti con prestazioni corrispettive ) se la prestazione di una delle parti è divenuta eccessivamente onerosa per il verificarsi di avvenimenti straordinari ed imprevedibili ( il Covid-19 ne costituirebbe il presupposto ), la parte che deve tale prestazione può domandare la risoluzione del contratto salvo che la parte contro la quale sia domandata offra di modificare equamente le condizioni del contratto.

In linea teorica l’impresa potrebbe ritenere eccessivamente oneroso proseguire l’appalto e chiedere la risoluzione; salvo l’offerta del committente di proposta di modificare equamente le condizioni: detta norma, pur applicabile, incontra un limite stante che l’impresa sarebbe costretta a chiedere la risoluzione del contratto rendendo, quindi, scarsamente attraente la sua operatività.

Vi è, poi, altra norma del Cod. civ. e cioè a dire l’art. 1664 comma 2.
La norma “in parola” è invocabile laddove, nel corso di esecuzione, si manifestino difficoltà di esecuzione derivanti ( questo potrebbe essere un limite.. ) da cause geologiche ( c.d. sorpresa geologica ), idriche e simili non previste dalle parti tali da rendere oltremodo onerosa la prestazione e che prevedono il diritto ad un “equo compenso”.

Detta norma, tuttavia, anche per il costante orientamento giurisprudenziale, è invocabile in presenza di situazioni già classificate attinenti, per esempio, alla natura del terreno e simili ma non sarebbe applicabile laddove, l’onerosità della prestazione, dipenda da altra causa come l’ipotesi del c.d. “fatto del terzo” quali sono i Provvedimenti emanati da Soggetti terzi a tutela, come verificatosi, di un Bene primario costituito dal diritto alla salute di rango costituzionale.

A giudizio di chi scrive, tuttavia, pur con i limiti anzidetti, l’impresa in sede di riavvio del cantiere potrebbe apporre come “annotazione” la circostanza di avere sostenuto costi improduttivi circoscritti e limitati ( come nel caso del nolo dei ponteggi documentato da fatture quietanziate ) dei quali chiede il riconoscimento quale fatto imprevisto ed imprevedibile implicante maggiore onerosità e che il committente, in una visione dinamica della norma di diritto ( ex art 1664 comma 2 ) potrebbe accogliere ove, peraltro, nel quadro economico dell’appalto vi sia la copertura come “spese impreviste”.

Non si esclude, poi, che la stessa Giurisprudenza, a fronte di una situazione eccezionale e forse irrepetibile possa modificare il pregresso indirizzo facendo leva su quella locuzione “simili” pure contemplata nella disposizione.

Fonte: Sito Avv. Armando Lamantia.

 
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