AUMENTO MATERIE PRIME: QUALI RIMEDI ADOTTARE SE IL CONTRATTO DIVENTA TROPPO ONEROSO

CANTIERE03

Come se non bastasse, le imprese dovranno fare i conti con l’impennata dei prezzi delle materie prime da utilizzare nei cantieri edili, “in primis” l’acciaio che ha fatto registrare tra  novembre 2020 e febbraio 2021 aumenti addirittura superiori al 100%

L’aumento dell’acciaio e, pur in misura meno marcata di altre materie prime ( polietilene ) sta avendo un impatto importante nella ripresa dei cantieri già alle prese con le stringenti misure di contenimento della pandemia che ne hanno ridotto la produttività.

L’argomento di pregnante attualità è stato dibattuto dalla Suprema Corte che ha dedicato la Relazione Tematica n. 56 del 8 luglio 2020 nell’ambito delle Novità normative sostanziali del diritto emergenziale Anti-Covid- 19 in ambito contrattuale e concorsuale”.

La Cassazione, a fronte di situazioni impreviste ed imprevedibili tali da alterare il c.d. “sinallagma” contrattuale, ha delineato un percorso offrendo idonei strumenti, in favore della parte che subisce la sopravvenienza, finalizzati a riequilibrare il contratto, offrendo, quindi, all’impresa esecutrice, tenuta al compimento dell’esecuzione dell’opera verso il committente, validi rimedi da mettere in campo.

Nel merito la Cassazione pur riconoscendo la validità del  principio di vincolatività sancito dall’art. 1372 del cod. civ. ha osservato che, in presenza di situazioni impreviste ed imprevedibili che rendano la prestazione particolarmente onerosa, ( circostanza  da integrare la fattispecie di causa di “forza maggiore”) , detto principio debba essere contemperato con il principio della correttezza e buona fede pure sancito dall’art. 1375 cod.civ.

A giudizio del Supremo Organo il contemperamento dei due precetti  trova la sua “giusta” sintesi nell’istituto della rinegoziazione necessaria al fine di ristabilire l’equilibrio  contrattuale alterato da dette sopravvenienze, riconoscendosi ( addirittura ) a favore della parte onerata, in caso di rifiuto di rinegoziazione del contratto della contro–parte, il diritto di rivolgersi al Giudice ex art. 2932 cod. civ. con la conseguente possibilità di pronunciare un provvedimento che tenga conto dell’accordo non “concluso”

A giudizio della Cassazione, sarebbe legittimo, oltre che possibile, la regola dettata dall’art. 2932 c.c in tema di “esecuzione specifica dell’obbligo di concludere un contratto” secondo cui: se colui che è obbligato a concludere un contratto non adempie l’obbligazione, l’altra parte , qualora sia possibile e non sia escluso dal titolo, può ottenere una sentenza che produca gli effetti del contratto non concluso.

Già il vigente Codice dei contratti pubblici di cui al D.lgs n.50/2016, prevede all’art. 106 la possibilità di modificare ilo contratto in presenza di aumenti superiori al 10% e quindi  eccedenti l’alea contrattuale per quanto la sua applicazione postula una specifica clausola di compensazione dei prezzi all’interno degli atti contrattuali.

A prescindere dalla specifica previsione, di cui sopra, grazie alla “autorevolezza “ della Relazione Tematica  della Cassazione, è percorribile, da parte delle imprese che sono chiamate, da qui in avanti, ad utilizzare specifiche materie prime,  una strada che consente, loro, di ottenere una rinegoziazione delle condizioni contrattuali invocando il principio cardine  della buona fede e correttezza a presidio della regolarità dei rapporti contrattuali.

Chi scrive ha già sperimentato, con esito positivo, l’accoglimento, da parte delle Stazioni appaltanti,  delle richieste provenienti dal mondo imprenditoriale, con particolare ambito del settore degli appalti pubblici volte, appunto, a riequilibrare le condizioni contrattuali che sono state alterate da situazioni impreviste ed imprevedibili comunque estranee alla volontà delle parti.

Avv. Armando Lamantia

 
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